Riconfigurando gli spazi storici del Museo Diocesano di Gaeta in un palcoscenico ideale per esplorare le sottili e inquietanti linee di confine tra passato mitico e frammentazione contemporanea, la mostra Metamorphosis segna la prima, importante personale in un contesto istituzionale per Daniela Pergreffi. Curata da Andrea Ingenito e organizzata in sinergia con l’associazione Amici di Gaeta Città d’Arte, con il patrocinio della Provincia di Latina e del Comune di Gaeta, l'esposizione si articola attraverso un'attenta selezione di circa trenta lavori. Lungo le sale del complesso museale, un cospicuo corpus di raffinati acquerelli si alterna ad alcune audaci sperimentazioni scultoree, includendo dieci opere concepite specificamente come interventi site-specific, progettate per dialogare intimamente con l’architettura e la stratificazione sacra della sede. Il fil rouge dell'intero progetto risiede nelle suggestioni antropologiche del territorio e nei densi rimandi mitologici che la città evoca: dalle origini toponomastiche legate a Cajeta, nutrice dell'eroe troiano Enea, fino alle antiche e misteriose ritualità connesse a culti orientali come quello di Serapide.
All'interno di questa densa archeologia visiva, la figura della maga Circe — ammaliatrice e dominatrice di uomini e animali — si impone come la fonte primaria e più profonda di ispirazione lirica. Le "mutazioni" e le "contaminazioni" tra la dimensione anatomica umana e quella faunistica di cui la semidea è artefice non vengono rievocate come un semplice esercizio di illustrazione accademica, ma si ergono a spietato e lucido specchio della condizione contemporanea. Pergreffi utilizza il mito classico come una lente interpretativa per decodificare le inquietudini del presente, rintracciando nei filtri di Circe un'anticipazione simbolica delle odierne modificazioni fisiche — dalla chirurgia estetica esasperata ai rituali plastici di piercing e tatuaggi — così come delle evoluzioni, delle degenerazioni e delle silenziose degradazioni che colpiscono l’animo umano nella società odierna. Attraverso un’innata eleganza formale e lo sviluppo di atmosfere sospese e squisitamente oniriche, le opere dell'artista riescono a mantenere in perfetto equilibrio gli elementi della transizione e dell'ibridazione. Spesso la componente animale non viene rigidamente definita o connotata, ma lasciata fluttuare in uno stato latente di suggestione pura, permettendo all'osservatore di smarrirsi in un mondo ancestrale che si scopre d'improvviso inequivocabilmente attuale. La fluidità dell'acquerello diventa così il medium ideale per descrivere la porosità dei corpi e delle identità, mentre l'estensione plastica delle sculture conferisce stabilità a un'indagine psicologica carica di perenne fascino e mistero.
