Dopo il successo registrato nella sede milanese, la galleria AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art trasferisce nei suoi spazi espositivi di Napoli l'attesissima mostra personale di Angelo Brescianini, dal titolo “L’Angelo e la pistola”. La rassegna offre al pubblico partenopeo l'opportunità di confrontarsi con una delle ricerche più radicali e innovative del panorama artistico del ventunesimo secolo. Al centro dell'indagine di Brescianini si colloca un rituale metodico e rigoroso, interamente basato sulla reiterazione del gesto balistico: l'innesco della pallottola, lo studio dell'angolazione e la distanza di tiro sostituiscono in modo definitivo i tradizionali strumenti della pittura. Al posto dei pennelli e delle classiche stesure di colore, l'artista bresciano si serve di pistole e fucili, convertendo armi storicamente destinate all'offesa e alla difesa in sofisticati e dirompenti vettori di creazione estetica, capaci di dare vita a uno stile unico al mondo.
Il percorso si articola attraverso una selezione di circa venti sculture realizzate in acciaio, alluminio e rame, superfici metalliche interamente modellate e "scolpite" dalla penetrazione cinetica dei proiettili. Queste composizioni tridimensionali, caratterizzate da una potente valenza plastico-pittorica, si configurano come veri e propri "quadri-oggetto" spesso declinati nel rigore del monocromo. Abbandonando la tela e il telaio in favore della rigidità strutturale delle lastre metalliche, Brescianini ne movimenta la superficie andando alla ricerca dei complessi e mutevoli rapporti che intercorrono tra lo spazio, la luce e la forma. Più che un tradizionale estroflessore, l'artista si rivela un artefice capace di congelare l'istante temporale, conducendo l'osservatore entro labirinti formali regolati dal caso, ma mai dalla pura casualità. L'opera nasce così interamente di getto, assecondando un'esigenza di istantaneità esecutiva che riflette fedelmente la rapidità dell'intuizione mentale. Frutto di decenni di prove, errori e costanti sperimentazioni sui materiali, la produzione di Brescianini instaura un ideale dialogo a distanza con le storiche lacerazioni impresse da Lucio Fontana, ponendosi al contempo come una colta evoluzione delle esperienze balistiche avviate negli anni Sessanta da Niki de Saint Phalle. Tuttavia, rispetto ai tiri aleatori di quest'ultima su sacchetti di pigmento, l'indagine di Brescianini si distingue per l'inedita capacità di intrappolare e direzionare il riflesso luminoso attraverso la velocità stessa della pallottola. L'immediatezza dello stato d'animo viene così permanentemente catturata e impressa in una profonda "bugnatura" sulla lastra metallica: la superficie levigata e lucida raccoglie la luce naturale e la diffonde lungo percorsi sinuosi e inaspettati, impreziosendo l'impatto finale dell'opera nella sua più assoluta ed elegante essenzialità.
