Angelo Brescianini. L’angelo e la pistola. MILANO

Personale

Angelo Brescianini. L’angelo e la pistola. MILANO

16 Marzo 2016

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14 Maggio 2016

In seguito al significativo riscontro di pubblico e critica registrato ad Arte Fiera Bologna, la galleria AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art presenta un'importante mostra itinerante dislocata nelle sue due sedi di Milano e Napoli. La personale, intitolata “L’Angelo e la pistola”, si offre come una affascinante immersione nell'universo di Angelo Brescianini, artista bresciano capace di trasformare radicalmente i codici della creazione plastica. Il fulcro della sua ricerca si edifica attorno a un rituale metodico e accuratamente organizzato: l'innesco della pallottola, l'angolazione e la distanza di tiro sostituiscono interamente gli strumenti tradizionali della pittura. Sostituendo i pennelli con le pistole e le pennellate con mirati colpi di fucile, Brescianini converte le armi da fuoco — storicamente concepite come mezzi di offesa o difesa — in sofisticati vettori generatori d'arte. Questa singolare pratica balistica, considerata dalla critica internazionale una vera rivoluzione nel panorama del ventunesimo secolo, consacra l'autore come un assoluto innovatore del proprio tempo. Il percorso espositivo riunisce circa venti sculture realizzate in acciaio, alluminio e rame, superfici metalliche interamente "scolpite" dalla penetrazione controllata dei proiettili. Queste composizioni tridimensionali, dotate di una vibrante valenza plastico-pittorica, si configurano come veri e propri "quadri-oggetto". Abbandonando definitivamente la tela e il telaio ligneo in favore della fredda rigidità della lastra metallica, l'artista ne movimenta e sagoma la superficie, conferendole un'inedita evidenza scultorea che si esprime spesso attraverso il rigore del monocromo. Questa modalità espressiva si spinge alla ricerca delle complesse e mutevoli relazioni che intercorrono tra lo spazio, la forma e la luce. Più che un convenzionale estroflessore di superfici, Brescianini si rivela un artefice capace di congelare il tempo, conducendo l'osservatore entro labirinti formali scanditi dal caso, ma mai dalla casualità. L'atto creativo si consuma interamente di getto, assecondando la necessità di generare lavori con una rapidità speculare alla nascita dell'idea nella mente. Come lo stesso autore ha dichiarato: «Il concepimento dell’opera d’arte creata dall’istantaneità del gesto, è la sola espressione vera di ciò che vogliamo esprimere in natura». Frutto di lunghi anni di rigorose sperimentazioni ed errori, la produzione di Brescianini imbastisce un ideale dialogo a distanza con le storiche lacerazioni inferte da Lucio Fontana alla tela, ponendosi al contempo come una diretta evoluzione delle celebri esperienze balistiche intraprese da Niki de Saint Phalle negli anni Sessanta. Tuttavia, a differenza dei tiri aleatori di quest'ultima su sacchetti di colore, l'indagine dell'artista bresciano si distingue per la straordinaria capacità di intrappolare e veicolare la rifrazione luminosa in un singolo istante, sfruttando la velocità stessa della pallottola. L'immediatezza dello stato d'animo viene così permanentemente impressa attraverso la "bugnatura" metallica, che raccoglie la luce naturale generando percorsi sinuosi e inaspettati. Sulla fredda superficie della lastra, levigata e lucida, l'energia luminosa viene catturata ed esaltata nella sua più assoluta essenzialità, conferendole un prezioso e magnetico dinamismo visivo.

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