Dopo anni di felici partecipazioni a fiere internazionali e progetti collettivi sotto l'egida delle gallerie AICA, il sodalizio artistico con Barbara Nati giunge alla sua piena e naturale maturazione. Il gallerista Andrea Ingenito è lieto di presentare la prima mostra interamente dedicata alla ricerca dell'autrice romana nelle sale della sede milanese di Via Privata Massimiano 25. La personale, intitolata emblematicamente “Countless tomorrows” e curata da Gaia Conti, si configura come una tappa cruciale per decodificare uno dei linguaggi più originali, visionari e tecnicamente complessi della digital photography contemporanea, offrendo al pubblico una riflessione di assoluta urgenza sul destino del nostro pianeta.
Per l'occasione, il percorso espositivo seleziona un corpus di circa venti opere. Definire questi lavori semplicemente come "fotografie" si rivela tuttavia riduttivo rispetto alla straordinaria complessità concettuale e alla sofisticata ingegneria digitale adottata dall'autrice. Le rappresentazioni di Barbara Nati sono veri e propri dispositivi visivi ricchi di molteplici chiavi di lettura, progettati per confondere deliberatamente le coordinate percettive dell'osservatore. Lo spettatore viene così proiettato all'interno di un'atmosfera irreale e onirica che, in un affascinante ossimoro visivo, contrasta con una veridicità formale e una nitidezza di dettaglio che soltanto l'evoluzione dell'obiettivo fotografico e l'elaborazione digitale avanzata sanno restituire. Le opposte sensazioni generate da queste visioni sono sapientemente calibrate per amplificare il messaggio ecologico sotteso a ciascuna composizione. La tensione costante tra realtà e finzione, l'accostamento destabilizzante di scenari apocalittici e scorci paradisiaci, diventano per la Nati i vettori ideali con cui narrare la drammatica situazione ambientale legata all'Antropocene, ineluttabilmente piegata all'antropizzazione forzata e all'azione distruttiva dell'uomo. In questo scenario fittizio ma tragicamente verosimile trovano giustificazione paradossi visivi di grande impatto: rigogliosi arbusti vegetali che fungono da inaspettati cavalcavia in un'autostrada immaginaria, o improbabili gabbie immerse nel verde, entro cui l'essere umano coabita in modo goffo, quasi alieno, con la flora circostante. La poetica dell'artista trova una perfetta sintesi interpretativa nelle parole della curatrice Gaia Conti: «A primo acchito le immagini della Nati sono catastrofiche e desolanti. Leggendo tra le righe, invece, sono intrise di un profondo spirito positivo, di una spinta di serenità. La città, la costruzione umana lascia lo spazio alla natura». L'esposizione si delinea quindi non come una sterile elegia della fine, bensì come un potente e lirico manifesto di rinascita, in cui la forza intrinseca e rigeneratrice della natura si riappropria dei propri spazi storicamente sottratti dal cemento. Un appuntamento espositivo imperdibile che coniuga l'impegno civile all'eleganza estetica, regalando alla stagione milanese una preziosa occasione di dibattito intellettuale.
