Nel segno di Hans Hartung

Retrospettiva

Nel segno di Hans Hartung

12 Giugno 2014

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31 Gennaio 2015

Delineando un rigoroso focus filologico su uno dei maestri più liberi e originali del secondo Novecento, la mostra Nel segno di Hartung si offre come un'importante opportunità per ripercorrere l'intera parabola creativa di un gigante dell'arte internazionale. Curata da Andrea Ingenito, l'esposizione riunisce circa quindici opere realizzate tra il 1957 e il 1989, costruendo un percorso teso a evidenziare l'assoluta indipendenza di un autore che, pur avendo incrociato le principali avanguardie del XX secolo, ha saputo evitare qualsiasi rigida catalogazione entro formule storicizzate quali il Neoplasticismo, il Cubismo o l'Astrattismo lirico. Protagonista indiscusso dell'Arte astratta e dell'Informale europeo, il pittore tedesco di nascita ma naturalizzato francese incarna un perfetto e bilanciato connubio tra intuizione geniale e regolatezza formale. Il fulcro della rassegna gravita attorno alla straordinaria evoluzione del suo segno, analizzata attraverso un corpus di acrilici capaci di mappare i passaggi cruciali della sua ricerca: dalle trame grafiche, rarefatte ed eleganti che hanno contraddistinto gli anni Sessanta, si approda alle dense ed energetiche esplosioni di materia della fine degli anni Ottanta. Questa produzione tardiva riflette la straordinaria verve espressiva che il Maestro seppe ritrovare all'interno della sua celebre casa-studio di Antibes, oggi divenuta la splendida e prestigiosa sede della Fondazione Hartung-Bergman. Il valore museale del nucleo esposto è inoltre confermato dalla storia stessa delle tele, molte delle quali già presentate al pubblico all'interno di importanti mostre ed eventi istituzionali. Ad ampliare la narrazione della sua poliedrica attività tecnica si innesta una preziosa selezione di opere su carta. Nelle sale della galleria trovano spazio una serie di rare e ricercate litografie risalenti alla fine degli anni Cinquanta, affiancate da un nucleo di acquaforti e acquatinte eseguite nel 1970, supporti in cui la gestione dello spazio e la modulazione del nero acquisiscono un valore lirico assoluto. Nonostante l'ampio e indiscusso consenso internazionale tributatogli da diversi decenni, la mostra intende suggerire la necessità di una disamina critica ancora più esaustiva su alcune fasi della sua produzione, ponendosi al contempo come un'interessante occasione di svelamento per un mercato dell'arte che deve ancora riconoscere appieno il reale valore storico e commerciale di questo straordinario interprete del segno.

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