A Female Sight

THEMATIC

A Female Sight

2014-05-28

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2014-07-12

Concepita come un'indagine interamente declinata al femminile, la mostra collettiva curata da Massimo Sgroi presso gli spazi milanesi di AICA | Andrea Ingenito Contemporary Art tesse un dialogo intimo e profondo tra quattro protagoniste della scena attuale: Alice Olimpia Attanasio, Odette Scapin, Valentina Biasetti e Suzanne Moxhay. Pur muovendosi attraverso codici espressivi radicalmente eterogenei, le artiste convergono in un'orientazione densa di intensità che interroga il legame viscerale tra la condizione femminile e il macrocosmo della natura, traducendo l'identità dell'arte in una percezione mutevole e complessa dell'alterità. Il progetto risponde alla precisa linea espositiva del gallerista Andrea Ingenito, volta a presentare nel contesto lombardo le ricerche e le sperimentazioni più stimolanti dei giovani talenti del panorama internazionale. Il percorso si apre con le visioni di Alice Olimpia Attanasio, giovane artista capace di coniugare il rigore formale e l'armonia di un'estetica dal sapore squisitamente neoclassico con un'audace inventiva contemporanea. Nelle sue sculture, ieratici volti di donna plasmati nel candore della ceramica bianca diventano l'alveo protettivo in cui trovano rifugio creature favolistiche del mondo animale e dove germogliano liberamente fiori, bacche e funghi. In questo complesso sposalizio tra dimensione anatomica umana e regno vegetale, solo l'elemento naturale si accende di cromatismi intensi e vibranti, assurgendo a simbolo della vita stessa. Questa poetica trova un'ideale prosecuzione pittorica nelle tele appartenenti al ciclo Panopticon, dove bambine pallide e dagli sguardi smarriti nel vuoto posano entro sfondi adimensionali, cinte da rampicanti rosso sangue. Un'atmosfera intrisa di lirismo e memoria connota la ricerca di Odette Scapin, che propone in mostra un raffinato e potente elisir d'amore in edizione limitata. Attraverso minuziosi lavori a matita eseguiti su carta ecologica, Scapin rievoca un immaginario vintage ed estremamente romantico, dove rose, ibiscus, colibrì, cerbiatti e farfalle compongono un coro idilliaco attorno a dolci puttini, simboli di un amore fanciullesco e prezioso. La superba resa dei suoi pastelli si manifesta in volti di donna sognanti che celano occulti messaggi simbolici — come il teschio e il serpente — o la figura della rondine, il cui canto allegorico esorta l'osservatore a intraprendere un cammino interiore verso il sacro cuore. La dimensione del viaggio psicologico trova invece massima espressione nel ciclo Testamento formidabile di Valentina Biasetti, tra le voci più apprezzate e fantasiose degli ultimi anni. Biasetti invita il pubblico a varcare la soglia del proprio inconscio attraverso opere realizzate su vecchie lenzuola dismesse, trattate con una tecnica esecutiva che l'artista stessa definisce "necessaria". Figure archetipiche come un angelo caduto, un giullare e un vagabondo superano il confine metaforico di un hula hoop per essere investite da una deflagrazione di colori: i loro pesanti piedi grigi, fardello della transitorietà e della fatica terrena, abbandonano la dimensione reale per rifugiarsi nella spensieratezza dell'infanzia e nella leggiadria onirica dell'essere altro da sé. A chiudere la rassegna sono le visioni della londinese Suzanne Moxhay, unica presenza straniera della mostra, reduce dal successo del suo debutto italiano con Under Nature a Napoli e dalla successiva partecipazione all'Asia Contemporary Art Show di Hong Kong. Moxhay si impone come un'eccezione nel campo della fotografia contemporanea per via di un processo creativo unico: l'artista edifica veri e propri set tridimensionali all'interno del proprio studio, stratificando vecchie fotografie, brochure turistiche, locandine di film di fantascienza e romanzi horror. Successivamente fotografa l'insieme e lo manipola digitalmente, pervenendo a scenari dall'altissimo impatto pittorico capaci di ingannare la percezione dell'osservatore. Il risultato è un'ambientazione post-apocalittica e cinematografica in cui la natura ha preso definitivamente il sopravvento, insinuandosi e riappropriandosi dei propri spazi tra le ultime vestigia di un'humanitas soltanto accennata.

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