Facendo confluire la sacralità del segno calligrafico nello spazio monumentale della dimensione urbana, la mostra personale di Fathi Hassan, intitolata Un Nubiano caduto dal Cielo, si configura come un evento ad alto impatto antropologico e performativo. Curata da Andrea Ingenito, l'esposizione prende il via nel cuore della città con un'azione viscerale dell'artista in Piazza dei Martiri: un intervento di scrittura araba eseguito dal vivo che gode del Patrocinio del Comune di Napoli e allestito a cura di People and Project. Questa estensione performativa si pone in ideale e diretta continuità con i celebri interventi grafici realizzati da Hassan per il National Museum of African Art dello Smithsonian Institution di Washington D.C., dimostrando come l'atto del tracciare il segno possa farsi veicolo di unione transnazionale. Il nucleo teorico della rassegna, organizzata con il sostegno di 3L Piscine, risiede in un affascinante cortocircuito culturale che interroga i meccanismi della memoria. All'interno della cultura nubiana, il sapere viene tradizionalmente tramandato in forma esclusivamente orale, rendendo la parola pronunciata l'unico pilastro della storia e dell'identità collettiva. Tuttavia, per Hassan, intellettuale e figlio della Diaspora Africana, la grafia diventa un punto di riferimento imprescindibile. Nel suo vocabolario, la parola scritta non assume una funzione preponderante o rigidamente logica come accade nella tradizione occidentale; al contrario, essa risponde — esattamente al pari delle immagini simboliche dell'Africa profonda — a un'identica e originaria esigenza di figurazione. Il grafema si transmuta così in puro elemento plastico e visivo. La ricerca si sviluppa poi negli ambienti della galleria AICA, dove l'artista espone i suoi lavori più recenti. Privilegiando una raffinata tecnica mista applicata su supporti organici come la carta e il legno, Hassan edifica composizioni in cui nulla è lasciato al caso: ogni segno, graffio o simbolo della propria terra d'origine è attentamente bilanciato e orchestrato con una scrittura calligrafica densa, potente e stratificata. Il risultato si traduce in immagini fortemente evocative, capaci di offrire all'osservatore lo spaccato di una cultura antica e millenaria che rifiuta qualsiasi confinamento folkloristico, rivendicando con fiera fermezza il proprio ruolo e la propria voce all'interno del dibattito artistico contemporaneo.
